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lunedì 31 agosto 2015

eBay compie 20 anni

Fresca di divisione da PayPal, eBay si prepara a spegnere 20 candeline con una grande festa nel cuore della Silicon Valley. L'avventura della casa d'aste online più famosa al mondo inizia il 3 settembre 1995 con la vendita di un puntatore laser rotto acquistato da un collezionista per poco meno di 15 dollari.

Il sito - che all'inizio si chiamava AuctionWeb - venne fondato dal programmatore Pierre Omidyar, tra le mura di casa a Campbell, in California. Esempio tra i più brillanti della "new economy" di fine anni '90, eBay da portale casalingo per aste online tra internauti si trasforma da subito in una gallina dalle uova d'oro per Omidyar (oggi nel board del gruppo) e per il primo presidente della società, Jeffrey Skoll, che nel '98 con la quotazione in Borsa si ritrovano di colpo milionari.

In vent'anni il portale è cresciuto globalmente, ampliando la gamma di servizi offerti
e soprattutto rafforzandosi nel mercato delle transazioni online con la centrata acquisizione del sistema di pagamenti PayPal nel 2002. Tuttavia proprio la separazione da quest'ultima, effettiva da pochi giorni, apre una nuova serie di sfide per il gruppo californiano, ritenuto ora da analisti e agenzie di rating più debole e con più limitate capacità dei ricavi.
L'anniversario speciale dà a eBay l'occasione per festeggiare (in agenda un maxi evento a San Jose il 10 e 11 settembre) e per fare il punto su come affrontare concorrenti sempre più agguerriti. Oltre a colossi dell'e-commerce come Amazon e Alibaba, tra i rivali ora spuntano anche giganti di internet come Google e Facebook.
 
Fonte: Ansa
 
 


mercoledì 15 luglio 2015

I 10 padiglioni più belli di Expo 2015

è normale provare una sensazione di straniamento la prima volta che si arriva a Expo: il posto è davvero enorme, i padiglioni e le cose da vedere sono potenzialmente tantissime, visitarle tutte in un giorno è impossibile. E quindi ci si chiede: da dove cominciare? Questa è una breve guida per tutti quelli che non sono ancora stati a Expo e vogliono capire cosa bisogna davvero vedere; ma anche per chi ci è già stato e vuole scoprire se ha saltato dei padiglioni che erano invece imperdibili. I dieci padiglioni consigliati qui sotto – dieci perché in una giornata difficilmente si riesce a vederne di più tra code e caldo, e questi sono tra i più affollati – non sono in ordine di importanza.

 
1. Il padiglione dell’Austria
è un bosco, di fatto: si percepisce il cambio di temperatura rispetto al Decumano – ci sono circa 5 gradi in meno rispetto all’esterno – e non per l’aria condizionata ma grazie al naturale effetto rinfrescante delle piante, che producono 62,5 chilogrammi di ossigeno all’ora. è un modo perfetto per allontanarsi dal caos di Expo e rilassarsi tra piante e scritte a LED, come “Nature Reloaded” (“La natura si ricarica”) e “We Grow Air” (“Noi produciamo aria”).

2. Il padiglione della Svizzera
Non aspettatevi un padiglione bello a vedersi – forse è uno dei più spogli e meno accattivanti dall’esterno – ma è quello che ha avuto l’idea più azzeccata di tutta l’Esposizione: i visitatori possono prendere gratuitamente dalle quattro torri riempite di cibo (con mele, sale, caffè e acqua) tutto quello che vogliono, ma se ne prendono troppo non resterà nulla per chi viene dopo. Una metafora che racconta il messaggio di Expo in modo semplice ma molto diretto.

3. Il padiglione del Marocco
Una delle più belle sorprese tra i padiglioni nazionali: può non sembrare un granché da fuori, ma è una delle tappe obbligatorie. Spiega benissimo le profonde differenze tra le varie zone del Marocco, è basato sull’olfatto e sulla percezione da parte dei visitatori della temperatura – freschissima all’ingresso, dedicato alla parte Mediterranea, caldissima all’uscita, dedicata al Grande Sud del paese – e ha installazioni molto scenografiche. All’uscita si può comprare un bicchiere di tè alla menta, buono e rinfrescante.

4. Il padiglione del Giappone
è uno dei più tecnologici di Expo – c’è per esempio una stanza buia che viene illuminata da immagini e luci proiettate sulle pareti formate da specchi (tramite una nuova tecnologia di projection mapping), in cui viene ricreato in modo molto scenografico l’ambiente tipico delle risaie giapponesi – ma non dimentica la tradizione locale. Lo spettacolo finale del ristorante del futuro è un po’ kitsch: fa divertire i bambini, ma può essere simpatico anche per gli adulti.

5. Il padiglione del Regno Unito
In pratica è un non-padiglione, visto che è formato soltanto da una struttura in acciaio e da un ingresso all’aperto che spiega il senso del progetto. Ma è sicuramente un non-padiglione molto bello da vedere, con i suoi 170mila pezzi diversi che sono stati trasportati dal Regno Unito in Italia separatamente, per poi essere assemblati a Expo. Si possono fare moltissime foto, perfette per Instagram, e propone una soluzione di abitazione sostenibile per il futuro ispirandosi agli alveari.

6. Il padiglione della Corea del Sud
è incentrato sulle nostre abitudini alimentari sbagliate – all’ingresso si possono vedere installazioni dedicate all’obesità e all’eccessivo consumo di cibo in scatola – e ha una bellissima parete ricoperta dai nomi dei piatti più famosi del mondo. Ci sono due robot che mostrano su due schermi verdure e alimenti sani, che dovremmo consumare per stare bene. Vale la pena assaggiare il kimchi, uno degli alimenti principali della Corea, a base di verdure fermentate e spezie.

7. Il padiglione del Brasile
In realtà il padiglione di per sé non è un granché all’interno, ci sono alcune installazioni interessanti e poco più, ma la rete del Brasile è una delle attrazioni più apprezzate (già un milione di visitatori in due mesi), sia dai bambini che dagli adulti. La passeggiata sulla rete sospesa sopra alle piante tipiche brasiliane simboleggia in teoria la varietà di tradizioni, paesaggi, culture e cibi che caratterizza il paese, ma soprattutto è divertente.

8. Il padiglione degli Emirati Arabi Uniti
C’è un video in 3D che spiega come le esperienze delle generazioni passate sono molto importanti anche nel presente, c’è una stanza dedicata alla prossima Expo che si terrà proprio negli Emirati Arabi, a Dubai nel 2020. Ma la cosa più bella è passeggiare all’interno del padiglione: sembra davvero di camminare nel deserto, se si alza lo sguardo si vede il cielo che contrasta con il rosso mattone delle pareti, che riproducono con apposite scanalature la superficie delle dune vere, acquisita con scansioni 3D.

9. Il padiglione Zero
è il primo padiglione per tutti quelli che arrivano a Expo dall’entrata Ovest di Triulza (con la metropolitana) ed è idealmente il primo da visitare, per entrare nello spirito dell’evento: all’interno si fa un viaggio attraverso la storia alimentare dell’uomo, dagli inizi a oggi. La finta biblioteca che i visitatori si trovano davanti appena entrati è molto d’impatto: simboleggia la memoria dell’umanità sull’alimentazione. Poi c’è una parete con tutti i principali semi del mondo e un impressionante “muro digitale” che raccoglie le fluttuazioni dei valori degli alimenti.

10. Il padiglione dell’Angola
è interessante innanzitutto scoprire che l’Angola è in grado di finanziare un padiglione così bello (quasi tutti gli stati africani hanno optato per un quasi anonimo mini padiglione all’interno dei Cluster tematici) perché negli ultimi dieci anni ha avuto una crescita economica fortissima, basata principalmente sul petrolio e sui diamanti. Oltre alle belle installazioni contenute all’interno, che spiegano la cultura e l’alimentazione angolana, vale la pena entrare in questo padiglione per salire sulla terrazza, la più alta di Expo, da dove si può ammirare il Decumano dall’alto.
 
Fonte: ilpost.it

venerdì 10 luglio 2015

Expo 2015, per la prima volta Carne Coccodrillo

Lo Zimbabwe mette in vendita i "Crocoburger" ottenendo la deroga speciale. Il console garantisce: "Grande qualità e niente grassi". Fuori da Rho è ancora vietata la commercializzazione
 
Mangiare carne di coccodrillo in Italia: da oggi si può. Dove?

Ovviamente all'Expo, nel Cluster dei tuberi e dei cereali. Merito dello Zimbabwe che ha aperto il corner per la preparazione e la vendita dei Crocoburger: hamburger di coccodrillo serviti tra le due classiche fette di pane e corredate di melanzane, zucchine, peperoni e salsa di Baobab con peperoncino. La pietanza viene proposta in menù con patate arrosto e un succo di Baobab al costo di 15 euro. Si tratta di una vendita possibile grazie alle deroghe previste per Expo, e autorizzata dopo le analisi zooprofilattiche sulla carne condotte a Brescia. Attualmente, lo Zimbabwe ha portato in Italia per il proprio spazio a Expo 1 tonnellata di carne di coccodrillo proveniente da un allevamento nei propri confini nazionali da 200mila coccodrilli all'anno, ma già sono pronte altre quantità.
 
 
GARANZIA — "Questa è una carne leggera, che non ha grasso e di grande qualità - ha detto il console dello Zimbabwe, Georges El Badaoui - e le analisi zooprofilattiche condotte a Brescia per noi non sono state un fastidio, ma una piacevole conferma della sua bontà. Questa carne viene da Kariba, città sul lago creato a partire da una diga fatta dagli italiani". Del resto nelle locandine che pubblicizzavano la messa in commercio (limitato all'Expo) del nuovo prodotto, si spiegava che "la carne di coccodrillo contiene meno grassi del pollo, è ricca di proteine ed è anche amica del cuore, per i suoi bassi livelli di colesterolo. E secondo la medicina tradizionale cinese può curare raffreddori e asma".

FUTURO — Il console ha spiegato che l'Italia è ormai tra i pochissimi Paesi che non consentono l'ingresso e la commercializzazione della carne di coccodrillo, ma stando a quanto riferisce qualcosa si starebbe muovendo. Intanto, accanto all'hamburger preparato in loco, presso lo spazio dello Zimbabwe si possono trovare anche altri prodotti che sarebbero già pronti per il mercato italiano, come i filetti di carne di coccodrillo, che sono stati abbinati a prodotti regionali italiani come le arance di Sicilia e i pomodori pachino. Per la produzione si starebbe già pensando a aziende specializzate in tonno o pesce perché, è stato spiegato, la lavorazione della carne è molto simile.
 
Fonte: Gazzetta.it

lunedì 1 giugno 2015

Windows 10 arriva il 29 luglio

Il nuovo sistema operativo di Microsoft arriverà in Italia (e in altri 189 Paesi) il 29 luglio, richiede 3GB di spazio. A partire da quella data potrà essere scaricato gratuitamente su pc e tablet dagli utenti delle versioni precedenti Windows 7 e 8.1 

La disponibilità del nuovo sistema operativo, ha precisato spiega Microsoft, sarà per pc e tablet. Gli utenti avranno un anno di tempo per effettuare il download di Windows 10, download che potranno prenotare a partire dal 1° giugno.   


La prenotazione, su cui stavano circolando alcune indiscrezioni, è stata confermata da Microsoft. Gli utenti stanno ricevendo una notifica che li informa sulle novità di Windows 10, dall'assistente personale digitale Cortana al ritorno del menu Start e al browser Edge, e consente di effettuare la prenotazione gratuita del download, che avrà un 'peso' di 3 gigabyte.    Secondo Terry Myerson, vicepresidente esecutivo di Microsoft, "con questo aggiornamento abbiamo voluto iniziare a rendere concreta la nostra visione di personal computing, una visione definita attraverso la protezione e il rispetto delle informazioni personali, le esperienze di mobility tra più dispositivi e le interazioni naturali con tutti i device Windows tra cui il comando vocale, gestuale, la scrittura e gli ologrammi".
 
Fonte: Rainews.it

Quanto si cammina a Expo?

Tanto, solo per fare il Decumano avanti e indietro ci vogliono almeno 40 minuti e a fine giornata avrete fatto anche dieci chilometri

Quando si legge in giro che Expo è grande un milione di metri quadri (per i milanesi: più o meno tre volte Parco Sempione) è facile capire che il sito è molto grande, ma è più difficile farsi un’idea esatta di quanto si camminerà all’interno mentre si visitano i padiglioni, si fanno le code per mangiare e si bighellona per fare fotografie. In generale, si cammina tanto: già solo partendo dall’uscita della metropolitana (con tunnel e rampe di arrivo all’ingresso) per entrare e fare tutto il Decumano fino in fondo – in pratica attraversando tutto Expo in lunghezza – sono un po’ più di 2 chilometri, e questo senza nessuna deviazione nei vari padiglioni o nei brevi percorsi laterali.
 
 
Quando si esce dalla fermata della metro rossa di Rho Fiera bisogna fare circa 300 metri per arrivare all’ingresso di Expo, poi ci sono altri 200 metri per arrivare all’inizio vero e proprio del Decumano, che da solo è lungo 1500 metri. Ci vogliono almeno venti minuti per fare tutto il Decumano, dall’inizio alla fine, di buon passo e senza fermarsi mai, fino alla Collina Mediterranea che segna la fine del sito dell’Esposizione (a seconda di quando visitate Expo non vi sarà facile andare di buon passo, perché non sarete soli per niente: e anche senza entrare nei padiglioni ci metterete almeno mezz’ora). Quindi già solo facendo avanti e indietro sulla via principale si camminano 3 chilometri e si impiegano più di quaranta minuti. Poi c’è da vedere il Cardo, la via che interseca il Decumano: qui ci vuole meno tempo, circa 10-12 minuti andata e ritorno perché sono soltanto 350 metri di lunghezza.

Ovviamente poi chi entra a Expo non va solo avanti e indietro sul Decumano: ci sono i padiglioni da visitare, le strade laterali da vedere, i cibi dei vari food truck da provare. Contando che, una volta superata la coda per entrare, in media si perdono 10-15 minuti per vedere ogni padiglione e che dentro spesso si cammina per vedere le varie attrazioni (in alcune nazioni ci sono filmati in cui ci si riesce a sedere per qualche minuto) si passa tutta la giornata in piedi. è facile quindi che impegnandosi in una intera giornata di visita, dalle 10 – ora di apertura – fino alle 11 di sera, si percorra almeno una decina di chilometri, se non di più: meglio mettersi delle scarpe comode e non portarsi zaini o borse troppo pesanti. Per chi è stanco, lungo il Decumano ci sono alcune panchine dove si può mangiare o anche solo riposarsi prima di ricominciare la visita, e altre aree di seduta sono disseminate un po’ ovunque.

Per chi invece vuole girare per i padiglioni, ma vuole risparmiarsi le lunghe camminate che servono soltanto per spostarsi, c’è la navetta interna gratuita: si chiama People Mover ed è subito all’esterno del perimetro di Expo. è un autobus da 25 posti circa che fa dieci fermate, distribuite nei punti principali del sito (l’ingresso, una all’altezza del Cluster del caffè, una all’ingresso del Cardo, due in fondo al sito, una vicino all’Albero della Vita, una vicino al Cluster delle Spezie, una vicino a Cascina Triulza e l’ultima di fianco al Media Center), si sposta in senso orario e il tempo di attesa è di circa 5-7 minuti.
 
Fonte: ilpost.it

domenica 3 maggio 2015

Expo 2015, la domanda è: a che serve?

Mentre nel mondo la terza guerra mondiale miete vittime e produce la più grande migrazione nella storia dell’umanità e l’Europa è ancora in piena crisi finanziaria, a Milano gli italiani celebrano il cibo. E lo fanno in un contesto tipicamente nostrano sullo sfondo di scandali, corruzione, speculazioni edilizie selvagge e così via.


Nella grande abbuffata milanese non potevano mancare i volti celebri, le star della moda ed i politici di turno loro amici. Il tutto sotto la benedizione delle grandi multinazionali dell’alimentazione e del fast-food, dalla Coca Cola a McDonald. Persino Slow Food, un tempo simbolo della semplicità mondo contadino, rischia di finire in questo tritacarne.

Ciononostante ci si meraviglia della contestazione -il No Expo -, e degli scontri di piazza. Questa è una manifestazione contestatissima perché costosissima, uno spreco in un momento in cui i soldi servirebbero a ben altro. Lo stesso ragionamento ha alimentato la contestazione poche settimane fa nei confronti dell’apertura della nuova sede della Banca centrale europea. La celebrazione della grande abbuffata del cibo globale e la costruzione della nuova cattedrale della finanza  europea sono completamente fuori luogo in un contesto di austerità dove ai pensionati europei sono state ridotte le pensioni, già da fame, ed i giovani sono destinati ad una vita magra da precari.

Queste contraddizioni sono frutto della polarizzazione sociale regalataci dall’economia neo-liberista, da una parte ci sono le élite, inclusa quella del cibo, ed i politici di turno che con loro si abbuffano, dall’atra parte c’è il resto della società, coloro che dovrebbero come tante formichine varcare i cancelli dell’Expo, per ammirare i tempi del cibo di paesi lontani.

A questo punto bisogna porsi alcune domande.

In un mondo globalizzato dove tutti sanno tutto degli altri, dove non esistono più misteri culinari e dove la cucina fusion ha portato in oriente cibi e spezie occidentali e viceversa, a che serve l’Expo del cibo? Anzi a che serve l’Expo come concetto di scoperta e scambio di innovazioni tra i popoli? Basta accendere uno smartphone per rendersi conto dell’inutilità di questi eventi, tutto ciò che desidero sapere o vedere è sempre a portata di mano e gratis ma se lo voglio acquistare o mangiare allora il portafoglio mi dice che non si può.

Seconda domanda: quante bocche avremmo potuto sfamare con i soldi spesi per questa vetrina di prodotti legati alla gastronomia, tutti privi di sorprese? E se questi soldi fossero stati risparmiati per combattere la fame nel mondo, oggi l’Italia e Milano avrebbero potuto usarli in Nepal per sfamare milioni di persone.

Certo i neoliberisti italiani obietterebbero che dar da mangiare ai terremotati nel Nepal non aumenta il Pil italiano mentre l’Expo…Tutta quella cementificazione intorno alla stazione Garibaldi, sostengono, ha fatto gravitare il valore degli immobili della zona, e poi c’è l’indotto del turismo, alberghi, ristoranti, taxi ecc. ecc., persino la corruzione fa bene al Pil, alla fine i soldi sono finiti nelle tasche di imprese italiane non nelle pance dei poveri. Peccato che questa favola non sia a lieto fine. Gli alberghi a Milano non sono pieni, i ristoranti non traboccano ed i prezzi degli appartamenti che si vendono sono sempre più bassi.

E quelle formichine umane che dovevano correre verso l’Expo non lo stanno facendo perché non hanno i soldi. Certo chi ci vuole credere a questa favola, chi ha bisogno di questa illusione, è libero di continuare a farlo.

Terza domanda: la riflessione sul cibo nel contesto del XXI secolo davvero non serve a nulla?  E la risposta è si, certo che serve, ed è importante ma va fatta in contesti completamente diversi.

A Verona il 1 maggio si è svolto un convegno organizzato dalle donne veronesi WE EXPO e dal MAG, un’iniziativa sociale attivissima sul territorio. Si è trattato di una sfida all’interno del carrozzone dell’Expo tutta femminile. E vi hanno partecipato anche contadine venete del movimento No Expo, aderenti al movimento mondiale Via Campesina, che rappresenta 400 milioni di piccole aziende, che sin dall’inizio ha preso le distanze dall’Expo di Milano.

Mentre a Milano si beveva Coca-Cola e si mangiavano hamburger di McDonald, a Verona si è parlato della dieta occidentale che ci uccide e dei costi altissimi da questa prodotti in termini di salute pubblica ed inquinamento del pianeta. Mentre a Milano si gustavano dolci di tutti i tipi, le contadine venete ci raccontavano come le multinazionali dell’agricoltura chimica hanno ridotto a tre le varietà di semi di granoturco. Chi il primo maggio degustava vini e prosecchi all’Expo non sapeva che i pesticidi di cui si serve l’agricoltura meccanicizzata stanno uccidendo le api, senza le quale il 40 per cento della produzione agricola mondiale scomparirà. Nessuno a Milano ha conosciuto Maria Teresa Padovani, un’artista che con una donazione di poche decine di euro ha dato da mangiare a 187 bambini dello Zambia.

Fortunatamente lontano dai riflettori, dai volti celebri e dalla politica esiste un movimento mondiale che vuole riconquistare il diritto al cibo sano e sfamare così chi ha fame, per ascoltare la sua voce basta accedere alla rete, è facile, rapido, e non bisogna acquistare nessun biglietto d’ingresso.
 
Fonte: ilfattoquotidiano.it

giovedì 30 aprile 2015

EXPO 2015, la moneta commemorativa da 2 euro

Il Dipartimento del Tesoro ha comunicato che dal 27 aprile 2015 ha corso legale la moneta commemorativa di Expo 2015 del valore di 2 euro.

La moneta è disponibile in versione Fior di Conio - e nella più preziosa versione Proof - e circolerà in tutti gli Stati membri anche come moneta ordinaria.
 
 
Viene quindi fornita una dettagliata descrizione della moneta: 

DRITTO: nel campo una composizione simboleggiante la fertilità della Terra: su un semicerchio, che indica la sfera
terrestre, un seme nutrito dall’acqua attende di germogliare;

sopra la Terra, un tralcio di vite, un ramoscello d’ulivo e una spiga nascono da un tronco d’albero;

ad arco, la scritta “NUTRIRE IL PIANETA”;

a sinistra, le iniziali del nome dell’autore Maria Grazia Urbani, “MGU”;

a destra, il monogramma della Repubblica Italiana, “RI”, ed “R”, identificativo della Zecca di Roma;

al centro, il logo di EXPO MILANO 2015;

in giro, le dodici stelle dell’Unione Europea

Le monete sono disponibili nella sezione e-commerce dell’IPZS.
 
 
fonte: Dipartimento del Tesoro

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